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Anatocismo bancario Anatocismo bancario

Anatocismo bancario

Qual'è il significato di anatocismo bancario?

L’anatocismo bancario è una pratica talvolta adattata dalle banche per far pagare più interessi ai clienti che hanno contratto un prestito o un mutuo. Gli istituti di credito sfruttano una delle principali caratteristiche dei finanziamenti, la remunerazione del capitale tramite il versamento di un tasso di interesse, per guadagnare oltre misura nei confronti della clientela. Ovviamente non tutte le banche si comportano in questo modo, ma purtroppo la pratica dell’anatocismo è ancora abbastanza diffusa, nonostante il codice civile e alcune sentenze giudiziarie ne vietino l’applicazione. Vediamo dunque cosa si tratta.

L’anatocismo si basa sul meccanismo della capitalizzazione composta degli interessi, ossia “interessi su altri interessi”. Lo si può definire come la produzione di interessi ulteriori a partire da altri interessi scaduti (ossia relativi a una rata già versata). In pratica, normalmente il tasso di interesse si calcola esclusivamente come percentuale sul capitale che è stato prestato al consumatore: tuttavia, tramite l’anatocismo bancario, la banca può considerare nel calcolo anche gli interessi già versati. Aumentando la somma su cui si calcola il tasso (capitale più interessi), cresceranno di conseguenza anche gli interessi complessivi da versare.

Solitamente, questa operazione avviene attraverso un calcolo trimestrale degli interessi: invece di calcolare il tasso solo a fine anno, la banca esegue questo calcolo ogni tre mesi, considerando gli interessi maturati nell’ultimo trimestre. Ripetendo questa operazione per tutto l’anno, alla fine il consumatore si trova a pagare più interessi del dovuto, perché la base è cresciuta nel corso del tempo.

Bisogna subito specificare che l’anatocismo bancario costituisce un illecito civile ed è vietato dall’articolo 1283 del codice civile, che prevede però alcune eccezioni: l’anatocismo è consentito in presenza di “domanda giudiziale”, come un decreto ingiuntivo che obbliga a un pagamento, o di “convenzione posteriore alla scadenza” degli interessi, ad esempio il caso del ritardato versamento delle rate del mutuo (ma attenzione agli interessi di mora).

Nonostante queste eccezione, alcune sentenze della Corte di Cassazione ribadiscono il divieto di anatocismo: in particolare, la sentenza Cass. N. 9127/2015 ha esteso il divieto di questa pratica tramite la capitalizzazione trimestrale descritta in precedenza, negando anche la possibilità di una capitalizzazione annuale. Rimangono invece alcune perplessità sui termini della prescrizione dell’anatocismo bancario, che potrebbe scattare forse dal momento del versamento di quanto dovuto.